Quando hai un alto rango…

quando hai un alto rango,

sei tu a determinare quanto sei disponibile alla relazione. stabilisci tempo, luogo e durata.

(ci incontriamo al bar alle 11, giusto un’oretta, che oggi ho molto da fare…)

e determini anche lo stile della comunicazione.

(bene, ragazzi, oggi dobbiamo essere operativi, pochi fronzoli)

probabilmente potrai notare una tendenza ad essere ‘freddo’, distaccato e razionale.

ovviamente ti aspettarsi che gli altri si comportino nello stesso modo.

(che fai? piangi?????)

quando emergono problemi nella relazione, pensi che siano solo dell’altra parte in causa. Non puoi capire gli altri e li vedi come pazzi, illogici, disturbati o arrabbiati.

(io non ho parole. ma sono circondata da cretini? eppure dicevano che nel circolo della sostenibilità, della spiritualità e compagnia bella, ci finivano persone di cultura medio alta.

mi sa che ho sbagliato associazione.)

il tono è distaccato, obiettivo, accondiscendente, protettivo.

(…senza parole… guardo l’altro fisso negli occhi… il capo accenna un movimento lento e rincuorante di assenso… penso: capisco… ma sono cazzi tuoi… solo cazzi tuoi…)

senso di superiorità, compiacimento, self-confidence, alta autostima.

(vedrai, andrà tutto bene. e per qualsiasi cosa chiamami, che io di ‘sta roba ne so a pacchi. sai quante ne ho passate…! ti ho raccontato di quella volta che ho parlato davanti a 500 persone con la febbre a 39 e un parto trigemellare in arrivo? io sono la maga delle conferenze improbabili… e non ne ho mai toppata una!)

ho i brividi.

e un po’ di nausea.

riconosco in me molti di questi sintomi/atteggiamenti.

e la mia pelle ha vissuto molte volte l’essere in una situazione di basso rango.

beh, mi rassicuro un attimo: la consapevolezza è il primo passo per evitare l’abuso.

rango e abuso

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World Cafè a teatro

dentro al teatro dalle tende rosse in mezzo al paese di pietra bianca,

è tutto pronto.

i tavolini sul palco sono coperti di carta da pacchi,

al centro un vaso di fiori e pennarelli colorati.

il caffè nei termos, i vassoi di biscotti vegan preparati in casa,

frutta dai vari orti in abbondanza.

billie holiday canta, bellissima.

gli ospiti ospitanti fremono un po’ nervosi,

la fatidica domanda aleggia nell’aria facendo compagnia ai fantasmi del teatro:

verrà qualcuno??

(questa pioggia è davvero insolita per l’ottobre pugliese)

una delle bande del paese, in giro per prove, si rifugia dall’acquazzone nel foier.

male che vada le fatidiche tre domande le facciamo a loro…

e poi gli ospiti ospitati arrivano, più o meno all’orario stabilito,

curiosi, timidi, sorridenti.

entrano in sala, salgono sul palco, si siedono sparsi, non più di 5 per tavolo.

poche parole sulle regole del gioco,

si aspettavano una conferenza su chissacché da parte di un chissaquale spagnolo,

e si ritrovano a incontrare vecchie conoscenze, ricordando epiche gesta salentine,

a tessere nuovi intrecci, e progettare feste itineranti etno-gastronomiche.

si ritrovano a sognare un futuro insieme,

bevendo un caffè mondiale, in un teatro di provincia.

world cafè a teatro

evento organizzato a ceglie messapica (BR) dall’associazione ComuniTazione in collaborazione con Javier Fernandez e Melania Bigi

Perma-comunità (1)

FARE DEGLI SCARTI UNA RISORSA

(le relazioni sono come il maiale)

mi guardo intorno e vedo montagne di sprechi, materiali e energetici. eppure i nostri nonni contadini ce lo insegnavano in tutte le salse…

possiamo forse smettere di giudicare che qualcosa che ha terminato la sua originaria funzione sia da buttare?? o che ci siano delle parti di qualcosa che proprio non hanno ragione di esistere?

in toscana si dice: ‘del maiale ‘un si butta via niente’.

ecco, per me le relazioni sono come il maiale: da vivere nella loro interezza, in ogni dettaglio.

il mio pensiero, benché diverso e dissonante rispetto al tuo, è da non considerare?

il conflitto che nasce dall’incontro delle nostre posizioni differenti è preziosissima energia:

ignorandolo, considerandolo qualcosa da eliminare prima possibile, forse stiamo rinunciando ad una bella dose di cambiamento.

tutto è energia, tutto è una risorsa, tutto si trasforma.

permacultura1

Giocare per costruire comunità

possono esserci tanti strumenti per fare comunità.

il rituale, il ritrovarsi intorno ad una stessa fede, ad una stessa preghiera.

il dolore, la condivisione di una ferita o esperienza violenta.

la disciplina, l’accettazione ferrea di una regola.

la lotta a qualcosa, un comun deNOminatore.

 

a me piace molto il gioco.

mi piace vedere gli adulti che ricordano quella capacità di stare insieme

senza veli e senza inibizioni,

quella voglia di mettersi in discussione e alla prova,

quell’ebrezza della sfida, che sia nascondino o la nascita di un nuovo progetto di vita.

 

mi piace l’idea dell’entrare nel regno dei cieli come bambini,

perché senza giudizio, senza paura di sbagliare, senza senso di colpa.

 

mi piace pensare che attraverso il gioco ci si possa incontrare ancora,

come quando nei cortili il tempo passava in un modo tutto suo,

e c’era solo un desiderio:

continuare a giocare.

lascio andare

ottobre, autunno.

tempo di tagliare ciò che non serve:

quei rami diverranno calore nelle fredde notti d’inverno,

sono solo d’intralcio, e rischio che prendano fuoco addosso.

allora lascio andare i ricordi che mi tengono ancorata ad un passato che non è oggi.

lascio andare le aspettative di un futuro che non è ora.

lascio andare l’idea che ho di me.

lascio andare la bambina perfetta che ogni genitore vorrebbe.

lascio andare nel fuoco che tutto trasforma la foto di un amore perfetto. lo faccio nel lavandino di una lamia pugliese. l’odore della carta bruciata rimane tra le dita, nell’aria. così come l’odore dell’amore.

voglio morire ogni giorno, tra queste fiamme.

e rinascere sempre più nuda.

lasciar andare