Primo giorno di Worldwork

La prima notte a Varsavia mi ha svegliata un sogno in cui tutta la mia famiglia veniva deportata dai nazisti: cercavo di avvertire le persone del pericolo, ma nessuno mi ascoltava. Mai sentita così impotente, senza speranza. Nessun luogo era sicuro, ogni tipo di difesa vano. Mi ricordo il volto di mio fratello che cercava di proteggermi, e la mia disperazione nel pensare che avrebbe solo peggiorato la situazione.
Mi sono avviata verso il mio primo giorno di Worldwork con la morte negli occhi. Non mi sono stupita quando ho appreso che il primo processo di gruppo sarebbe stato sull’Olocausto.
Pur non avendo mai vissuto la guerra direttamente, quella disperazione è parte della mia storia familiare (entrambi i miei nonni sono sopravvissuti alla seconda guerra mondiale), è nel campo di questo incredibile gruppo di 500 persone provenienti da tutto il mondo, e questa città ne è intrisa.
Vittime e oppressori, circoli infiniti di violenza e vendetta, vergogna e senso di colpa, vita, morte e suicidio, semi di nuovi paradigmi politici e sociali, basati su una Democrazia che onora le differenze, che include i sogni e i sentimenti.
Cosa sognerò stanotte?

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