LE LINEE DEL DRAGONE

‘Nel Taoismo il campo viene concepito come TAO, una situazione momentanea, transitoria, immaginata fin dai tempi antichi come una forza che si muove lungo le ‘linee del Dragone’. Queste linee sono considerate ‘pieghe’ nell’universo.

Se cerchiamo di muovere qualcosa fuori da queste pieghe, incontriamo resistenza.

La letteratura Zen e Taoista ci avverte di muoverci lungo queste linee di minor resistenza.

Dobbiamo quindi vivere considerando sia i sentimenti interiori che la sensibilità alle situazioni esterne.

Seguire il Tao è come surfare sul bordo di una potente onda.’

Arnold Mindell – The leader as a martial artist

.

Quando non mi preoccupo le cose arrivano.

Quando respiro,

e ascolto,

e accetto,

e amo,

quando faccio silenzio dentro,

e cammino lungo quelle pieghe, che l’Universo disegna proprio per me,

riesco a vedere i segni, ad accogliere ogni gioia come ogni tristezza, la diversità, l’altro da me.

Quando respiro, e sento la vita in me, e ogni cosa diventa relativa, sento la vita intorno a me.

E tutto è perfetto.

drago_tramonto

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LA MIA CRITICA INTERIORE

quando parli con me ricordati, se puoi, che io contengo molteplici ruoli e altrettante voci che si accavallano nella mia mente. quando mi chiedi ‘come va?’ c’è sempre, o quasi, qualcun* che dice sottile in sottofondo: ‘come puoi dire che stai bene!? una persona che sta bene non ha in capo una scopa come hai tu adesso, ne’ quell’ammasso di pensieri informi dentro la testa… e come fai a dire che stai male? tu non hai idea di cosa voglia dire stare male…’

durante una sessione dell’intensivo di Process Work abbiamo affrontando l’argomento ‘critic* interiore’. ognun* ha dato volto al* propri* critic*, e poi una voce, un’andatura: qual è l’essenza del suo messaggio? come emerge e affetta la quotidianità delle nostre relazioni? l* abbiamo fatt* comunicare tra di loro, abbiamo riso e pianto della loro insensatezza e della loro verità, ci siamo chiest* dove hanno origine e che potere abbiano nelle nostre vite.

il seminario continua e loro sono tutt* lì, appesi ad un muro, come maschere di carnevale, come trofei, come promemoria. non c’è alcun processo che sia esente da una di quelle voci, ma l’aver sperimentato che come una maschera si possono tanto indossare quanto togliere, è molto liberatorio.

anche il critico è un ruolo, tra le mie sub-personalità quanto nel gruppo, e in quanto tale ha bisogno dell’energia di più persone per poter vivere, ma ogni persona è molto più di un solo ruolo.

io, con sorpresa, ho scoperto che la mia critica è una donna. l’ho chiamata miss perfettina

è bellissima, intelligente, coinvolta nel sociale, grande archittetto, amante della natura, ha un compagno e divers* figl*, sa quello che vuole dalla vita e non sbaglia. mai. i suoi passi sulla terra sono decisi ma gentili, il suo sguardo fiero ma umile, le sue passioni sincere ma composte. vive le relazioni intensamente ma con distacco, ha uno sguardo d’insieme sul mondo e adora i dettagli. lei è semplicemente P E R F E T T A.

e non perde occasione per ricordarmi di quanto io sia invece lenta, svogliata, grassa, bruttina, insicura, troppo emotiva, poco interessante, ingenua, superficiale, inutile, dipendente, eccetera eccetera (la lista è lunghissima e pressochè scontata)…

penso allora alla comunità che vorrei, in cui ognun* è in grado di distinguere la propria voce da quella del* critic*, ascoltarla, e decidere consapevolmente, in base al momento, se mandarl* a fanculo o ascoltare il messaggio che porta con se’…

quindi, continua a chiedermi come sto, sapendo che miss perfettina non si zittisce mai.

critico interiore

RICETTA SPIRITUALE (primal painting a Findhorn)

INGREDIENTI:

  • 12 colori a tempera + il bianco
  • un foglio di carta ruvida, spesso, grande, bello
  • un gruppo di 11 elementi con 11 storie da raccontare, 11 angeli, 11 artisti che si sono dimenticati di esserlo…
  • un ‘focaliser’ permacultore che vive in una casa fatta dentro una barile di whisky, con la passione per l’arte e il didjeridoo
  • acqua
  • thè e biscotti (gli inglesi non si muovono senza due tea breack al giorno)
  • paure, sogni e voglia di tirarli fuori

PROCEDURA:

prendere il foglio e bagnarlo finché non si impregna completamente.

mettere una punta dei 12 colori su un piatto (mi raccomando, nessuna preferenza! il marrone quanto il giallo!) e sperimentarli sulla carta, usando solo le mani.

il giorno successivo, asciutto il colore, e asciutta l’emozione della regressione all’infanzia, lavare il tutto, delicatamente, con una spugna.

di nuovo la stessa superficie, ancora i 12 colori, nessun pennello se non le foglie del bosco. nuove emozioni emergono, il piacere della creazione, la frustrazione della mente, l’aspettativa come blocco del fluire.

e dopo qualche ora di nuovo lavare via tutto. lasciare andare. l’acqua porta via la tempera, ma rimane un alone sulla superficie, come un manto, come una ferita.

e gli strati si sovrappongono, giorno dopo giorno. la notte porta ristoro, e lascia il tempo alla carta di assorbire le nuove tracce, e al mio inconscio di sedimentare le informazioni.

ed ogni mattina poi lavarsi dei pensieri di ciò che è passato, delle preoccupazioni di ciò che sarà, e ricominciare, sulla stessa superfice, con gli stessi colori. ma tutto è nuovo, e si inseriscono nuovi elementi, i pennelli, il colore bianco, l’idea che la settimana di pratica spirituale a Findhorn prima o poi finirà… e allora mi troverò a fare i conti con ben altro foglio.

la creazione è per me un atto primitivo, istintuale e di profonda guarigione: e la diversità che un gruppo può creare è nutriente come poche altre cose (anche più delle leccornie della cucina della comunità). e la passione ed il piacere sono ingredienti fondamentali della mia vita: se non è divertente non è sostenibile!

e assaggio il tutto-spirituale, nella stanza d’arte quanto nel servizio in cucina, nelle lunghe passeggiate per sentire il canto delle foche quanto nei cori la mattina nel nature sanctuary, la giornata di silenzio quanto le magiche storie dei miei compagni di viaggio.

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Deep-ressione

(riflessioni al termine di un workshop di Process Work su depressione e dipendenza)

io sono sola nella mia malattia (che sia raffreddore o depressione, per il Process Work non c’è molta differenza): una parte di me la crea, ed io ho la responsabilità della guarigione.

allo stesso modo se l’altr* decide di nascere, trasformarsi o morire, io non posso farmene ne’ una colpa ne’ un merito. detto questo, insieme possiamo creare qualcosa, un processo di guarigione profonda. questi tre giorni sono stati per me un importante esempio di consapevolezza in questa direzione.

la condivisione dell’esperienza personale è di per sé guarigione: sentire nell’altro una parte di me, condividere l’emozione che sta dietro una storia, unisce, e guarisce. perlomeno quel* bambin* che ha bisogno di essere visto e ascoltato.

poi, nel processo di gruppo, avviene qualcos’altro, qualcosa di magico che ogni volta mi lascia con un senso di pienezza e gratitudine. quel corpo, quell’entità che siamo noi, soffre degli stessi sintomi dei singoli. la depressione è un sintomo sociale. e trovo che la metodologia di lavoro di gruppo orientata al processo, sviluppata da Mindell, sia uno strumento di grande consapevolezza, sia che si parli di depressione quanto di questioni raziali.

al termine del seminario abbiamo affrontato una questione ‘filosofica’: cosa fare con quelle parti di me che mi creano sofferenza e autodistruzione? le ‘uccido’, sgretolo, composto e le trasformo in qualcosa di nuovo? o le accetto, le integro come parti che se reprimo rischiano di tornare sotto altra veste? il gruppo si è fortemente polarizzato, ed ognun* ha preso posto nel campo, entrando nel ruolo che sentiva più affine alla sua esperienza in quel preciso momento della sua vita.

la discussione si è accesa in un potente climax emozionale: quando i ruoli più estremisti hanno espresso la loro voce, la facilitatrice, Ana Rhodes, ha suggerito uno scambio di ruoli. questo movimento ha permesso la comprensione della differenza ed ha portato la discussione ad un piano più profondo, alla fine della quale ognun* ha potuto scegliere la propria posizione nel campo polarizzato con maggior consapevolezza.

l’atmosfera, a conclusione del processo, era di grande accettazione e integrazione: ho sentito la temporaneità di ogni ruolo, la bellezza dell’equilibrio raggiunto attraverso il conflitto, e la temporaneità di quell’equilibrio stesso.

grazie Ana per aver condotto il gruppo attraverso un piccolo ‘suicidio congruente’,

grazie a tutt* coloro che hanno creato quel sistema, meraviglioso ologramma della società in cui vivo.

grazie a me, per il coraggio e la passione. :-)

(nel tempo in cui ho scritto quest’articolo, mi sono strafogata una barretta di cioccolato, tanto per non dimenticarmi di cos’è per me la depressione…)

edge

Comfort Zone

‘Om gate gate paragate parasamgate bodhi swah

Mantra del Sutra del Cuore

ma dove stai andando? ma non te ne stavi tanto bene in Toscana, con i tuoi amici, i tuoi genitori, i tuoi lavori… ma certo, certo, sei ancora giovane, però… alla tua età, tua nonna, aveva già quattro o cinque figli! no, no, ma è giusto, viaggia… e qual è la tua prossima meta? …è solo una fuga, non lo sai? prima o poi tornerai… oppure cadrai, e ti farai male… chi lascia la via vecchia per la nuova… avrai freddo, lassù al nord… avrai caldo laggiù al sud… ma che tipo di guadagno ne avrai? prima o poi smetterai di sognare un mondo migliore e inizierai a fare sul serio, no? crescerai…

ascolto quella voce dolce, la ringrazio, come la mamma di Cappuccetto Rosso, non fermarti a parlare con il lupo, e poi mi faccio spingere da quel vento, fuori dalla casa dove sono cresciuta, fuori dalla biblioteca, fuori dalla mia mente, fuori dalla mia comfort zone, oltre quei confini sicuri.

oltre il giudizio che ho di me e del mondo,

oltre il concetto di tardi e presto,

oltre l’idea di giusto e sbagliato,

oltre il vicino e il lontano,

oltre il mio e il tuo,

oltre ciò che i miei occhi vedono e le mie orecchie odono,

oltre il sentire e il sapere,

oltre ciò che so di non sapere,

oltre, oltre, e poi ancora oltre.

e poi ancora un po’.

come stare in apnea, ancora un istante

come tuffarsi dallo scoglio più in alto

ancora un pezzetto del puzzle

ancora una danza, prima di andare

ancora una pagina prima di addormentarmi

ancora un passo avanti, nel buio.

‘ma che stai cercando?’

me. niente più, niente meno.

 

comfort zone

Scelgo

io scelgo in che modo comunicare. se sussurro, se ascolto, se urlo, se piango, se mi nascondo, se aggredisco, più o meno consciamente, lo scelgo.
io scelgo la comunità dove costruire, lo zaino per viaggiare e i compagni di viaggio.
io scelgo la famiglia dove nascere, le esperienze di cui nutrirmi, le malattie da curare, il momento di andare.
scelgo anche quando non scelgo.
e non delego la responsabilità di ciò che sento, né di ciò che faccio. nessun Dio firma il libretto delle giustificazioni.
io scelgo la pace, e scelgo la guerra, e le infinite sfumature tra gli estremi.
scelgo, perché in qualche modo ne ho un vantaggio.
sempre.

scelgo

me-l

‘and you’ll never meet anyone

as everything as i am sometimes…’

alanis morissette

dispotica dittatrice e saggia anziana,

testarda idealista e infaticabile lavoratrice,

amante passionale e fredda speculatrice,

ingenua sognatrice e astuta manipolatrice…

combatto ogni istante con una cinica razionalità e tendo ad uno spiritualismo mistico.

se mostro fragilità, è la mia prima arma d’attacco.

vivo costantemente nel conflitto tra le mie parti,

in un ciclico alternarsi di equilibrio e perdizione.

il sole era nel segno della bilancia quando sono nata,

la luna in acquario,

chirone in gemelli.

mi innamoro, progetto e costruisco pazientemente intorno a ciò che amo.

in un momento poi posso bruciare tutto.

sogno, costantemente, notte e giorno: sogno modi per salvare il mondo.

sono don chisciotte, sancho panza, i mulini a vento e il vento.

io sono il mondo.

etichette, giudizi, ruoli.

io sono tutto questo e tutt’altro.

e non esisto.

bocca