Abbasc e menele: preparandoci alla progettazione

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E’ incredibile quante cose si possono fare in un giorno! Oggi Javier di Altekio, io e Comunitazione abbiamo programmato i prossimi giorni di progettazione partecipata nel quartiere Abbasc a Menele di ceglie Messapica (pur rimanedo apert* all’imprevisto),

acceso le scintille dei nostri sogni e ne abbiamo trovato le essenza comuni (che è la base per costruire comunità),

condiviso passioni e dubbi (meglio fuori che dentro, dico io….),

massaggiato le schiene reciprocamente (per non rimanere sempre e solo nella testa),

trovato dei momenti di condivisione più intimi (se non altro nelle file per andare in bagno nei breaks) ,

giocato per comprendere che in gruppo ogni oceano può essere affrontato (compresi tutti i suoi squali…),

creato artistici e potenti totem con materiali riciclati in qua e là per il teatro comunale (nessun rituale woodoo, ma momenti che ci aiutino a ricordare perchè stiamo facendo tutto questo),

fatto un sacco di pause mangerecce (in classico stile cegliese),

celebrato gli ottimi risultati raggiunti (che se il proceso non è divertente, non è sostenibile).

Una giornata che è per me uno specchio dell’intero processo, che nel micro ci sta il macro e nel macro ci sta il micro.

Ecco, siamo pront* per i prossimi giorni di progettazione partecipata nel quartiere (di cui forse alla fine del percorso avrò imparato a pronunciarne il nome!).

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Primo giorno di Worldwork

Citazione

La prima notte a Varsavia mi ha svegliata un sogno in cui tutta la mia famiglia veniva deportata dai nazisti: cercavo di avvertire le persone del pericolo, ma nessuno mi ascoltava. Mai sentita così impotente, senza speranza. Nessun luogo era sicuro, ogni tipo di difesa vano. Mi ricordo il volto di mio fratello che cercava di proteggermi, e la mia disperazione nel pensare che avrebbe solo peggiorato la situazione.
Mi sono avviata verso il mio primo giorno di Worldwork con la morte negli occhi. Non mi sono stupita quando ho appreso che il primo processo di gruppo sarebbe stato sull’Olocausto.
Pur non avendo mai vissuto la guerra direttamente, quella disperazione è parte della mia storia familiare (entrambi i miei nonni sono sopravvissuti alla seconda guerra mondiale), è nel campo di questo incredibile gruppo di 500 persone provenienti da tutto il mondo, e questa città ne è intrisa.
Vittime e oppressori, circoli infiniti di violenza e vendetta, vergogna e senso di colpa, vita, morte e suicidio, semi di nuovi paradigmi politici e sociali, basati su una Democrazia che onora le differenze, che include i sogni e i sentimenti.
Cosa sognerò stanotte?

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