Abbasc e menele: preparandoci alla progettazione

Citazione

E’ incredibile quante cose si possono fare in un giorno! Oggi Javier di Altekio, io e Comunitazione abbiamo programmato i prossimi giorni di progettazione partecipata nel quartiere Abbasc a Menele di ceglie Messapica (pur rimanedo apert* all’imprevisto),

acceso le scintille dei nostri sogni e ne abbiamo trovato le essenza comuni (che è la base per costruire comunità),

condiviso passioni e dubbi (meglio fuori che dentro, dico io….),

massaggiato le schiene reciprocamente (per non rimanere sempre e solo nella testa),

trovato dei momenti di condivisione più intimi (se non altro nelle file per andare in bagno nei breaks) ,

giocato per comprendere che in gruppo ogni oceano può essere affrontato (compresi tutti i suoi squali…),

creato artistici e potenti totem con materiali riciclati in qua e là per il teatro comunale (nessun rituale woodoo, ma momenti che ci aiutino a ricordare perchè stiamo facendo tutto questo),

fatto un sacco di pause mangerecce (in classico stile cegliese),

celebrato gli ottimi risultati raggiunti (che se il proceso non è divertente, non è sostenibile).

Una giornata che è per me uno specchio dell’intero processo, che nel micro ci sta il macro e nel macro ci sta il micro.

Ecco, siamo pront* per i prossimi giorni di progettazione partecipata nel quartiere (di cui forse alla fine del percorso avrò imparato a pronunciarne il nome!).

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Memorie dell’Intensivo

‘Non è bello osservare come Arny CREDE  che ogni voce sia necessaria?’

‘No, Arny SA che ogni voce è necessaria’

(dialogo durante il PWIntensive)

a poche settimane dal mio rientro in Italia dall’Intensivo di Process Work a Portland, mi arrivano alcune composizioni di immagini fatte da Yago, uno de* partecipant*. e immediatamente mi ritrovo nuovamente in Oregon, sotto quel cielo così mutevole, immersa nella diversità di quel magnifico gruppo che tanto mi ha supportata.

trenta persone provenienti da tutto il globo (ed altrettant* insegnati e facilitatrici), differenti generi, età, colori di pelle, culture, religioni, orientamenti sessuali, estrazioni sociali. ognun* col suo rango e la sua storia, con i suoi sogni e la sua legna da bruciare…

ognun* con il/la su* critic* interiore, con le ferite, con un luogo dove tornare, con un passato da guardare.

abbiamo urlato, pianto, disegnato, riso fino alle lacrime, processato fino allo sfinimento (delle insegnanti, noi avremmo fatto processi di gruppo anche di notte!), modellato la creta, danzato per ore, celebrato, mangiato di tutto, e ci siamo addormentat*, sfidat*, infamat*, amat*, accusat*, più o meno segretamente desiderat*, più o meno congruentemente confrontat*.

cosa ci ha unit* in queste cinque settimane? la voglia di ri-evoluzione, di mettersi in gioco fino alla fine, quel desiderio di togliersi qualche strato di maschere, per andare più in profondità, per conoscere meglio noi stess*, e quindi il mondo.

un passetto oltre, ogni volta, fuori dalla linea della zona di comfort, sempre più nud*, ogni giorno scoprendo le differenze, quindi più simili.

abbiamo costruito una comunità. ballando con il Tao…

grazie a tutt*

Process Work Intensive 2014 Desktop198 PWI Nooshin

ARNOLD MINDELL, UN ELDER

‘la leader cerca di creare una maggioranza; l’anzian* è dalla parte di tutt*.

il leader vede un problema e cerca di risolverlo; l’anzian* vede in chi ha creato il problema un* possibile maestr*.

la leader cerca di essere la migliore in ciò che fa; l’anzian* cerca di far diventare anzian* anche gli/le altr*.

il leader sa; l’anzian* impara.’

Arnold Mindell, ‘Essere nel fuoco’

‘WOOF!’

questa è una delle parole più usate da Arnold Mindell. un modo divertente per attirare l’attenzione? un verso universalmente riconoscibile? un omaggio alla Natura animale dell’essere umano?

lui risponde così a molte delle domande che gli vengono poste, ma non significa sì, neanche no. è piuttosto qualcosa del genere ‘ci sono, sono qui, ti ascolto con tutt* me stess*, e in quello che dici c’è una grande verità’.

è per me un grande privilegio e onore aver conosciuto Arny a Portland. rimarrà impressa nella mia memoria la giocosità con la quale affronta ogni argomento, la leggerezza con cui passa, saltellando nel bel mezzo di un processo di gruppo, da un ruolo all’altro, quel sorriso di chi ha vissuto sulla sua pelle l’esser vittima e oppressore, e sa che sono due facce della stessa medaglia, e che ogni stato è temporaneo.

ho visto in lui un elder, un anziano, che ascolta ogni voce, perché sa che ogni voce è necessaria.

che abbraccia il suo rango con pienezza e umiltà.

che sa sedersi nel fuoco del conflitto, ballare con il Tao, e scherzarci come potrebbero fare amici di vecchia data che si incontrano al bar.

che onora chi non è presente e ringrazia chi lo è.

che crede nel valore della comunità come portatrice di pace.

che espande ogni istante un po’ di più la sua consapevolezza, per abbracciare ciò che è scomodo, allargando i limiti della propria ‘comfort zone’, per accogliere l’altr*, la diversità, e accoglierl* come parte dell’Universo, di cui tutt* facciamo parte, e scoprire quindi che l’altr* è parte di sé.

e mentre scrivo questo, penso che Arny è parte di me, e che parte di quella eldership è già nel mio campo :-) grazie.

arny-woof Arnold Mindell ed il regalo ricevuto durante l’intensivo a Portland: ‘what part of WOOF don’t you understand?’ ‘che parte di WOOF non capisci?’.

INCONTRO

mentre cammino verso il Process Work Institute, tra le vie del centro di Portland, emerge un’immagine familiare.

è l’idea dell’incontro, l’emozione di stare per compiere qualcosa che una parte di me aveva programmato (e/o immaginato) da tempo.

come se la mia anima si fosse data appuntamento insieme a tante altre in quel posto ed in quel momento. le visualizzo partire da tanti punti della terra, ognuna con la propria storia, sogni, paure e aspettative.

tutte diverse nel piano della realtà consensuale, un’unica grande anima nel piano dell’essenza.

(penso che potrebbe essere un’emozione simile a quella dei cavalieri che tornano dopo viaggi e peripezie intorno alla tavola di Artù, e si raccontano delle mille imprese)

entro nella sala dove già qualcun* è sedut*, iniziano i primi incontri, da dove vieni, cosa fai nella vita, cosa ti ha portat* qui. inizio a specchiarmi.

è un attimo, e sento che la comunità è nata.

inizia un nuovo processo, fuori quanto dentro di me, una nuova possibilità di conoscermi.

e non c’è altro posto in cui adesso vorrei essere, se non qui.

incontro